Infopollution

#fotografiasociale

Immagini digitali elaborate al computer

“Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana. Ma della prima non sono sicuro” (Albert Einstein)

Dall’inizio del secolo in corso, stiamo assistendo ad una crescita esponenziale dei processi digitali, che oramai regolano, influenzano e sempre in più casi dominano, nel bene e nel male, la vita di tutti i giorni. Dalla nascita di internet, la rete delle reti, nell’ormai lontano 1992, con cui si annunciava al mondo la fine del controllo sull’informazione e la assenza assoluta di verifiche sui contenuti generati dai contributori alla rete globale, le cose oggi sono drasticamente cambiate e, proprio l’assenza di controlli, ha permesso ad un numero ristretto di attori di generare applicazioni, i Social, che sono diventati un potente mezzo di controllo sociale, e che riescono ad influenzare ed a modificare, attraverso sofisticati algoritmi che propongono agli utenti solo determinate informazioni selezionate sulla base delle loro preferenze, i comportamenti e le opinioni di miliardi di persone. Internet, quindi, così come era stata ideata e progettata da Tim Berners-Lee, oggi rimane un utopia. L’ultima frontiera della mistificazione ad opera di pochi e a danno di molti, è rappresentata dall’uso spregiudicato e senza alcun controllo dell’Intelligenza Artificiale. Molti dei ricercatori e degli ingegneri che sono stati i padri dell’I.A. oggi gridano invano alla pericolosità che essa potrebbe avere. In questo panorama, l’opinione pubblica è sempre più disorientata. Tutti, anche quelli dotati degli strumenti cognitivi migliori, fanno fatica a farsi un opinione basata su un dato di realtà. L’eccessivo pluralismo, in mancanza di un governo del flusso informativo che ne certifichi le fonti, diventa deleterio e non ci permette di avere un opinione formata da più gradi. Per semplificare, e partecipare, alla fine, siamo semplicemente costretti a decidere da quale parte stare. Tra una idea, o l’esatto contrario di essa, le sfumature che sono in mezzo e che nel passato moderavano i nostri giudizi non contano più. Insomma, il nostro giudizio, spesso compulsivo, si riduce esclusivamente a “like” o “unlike”. Ho chiamato questo fenomeno “Infopollution”, in italiano “inquinamento informativo”. L’arte, oggi, non può non occuparsi di ciò. In questo caso ho scelto di farlo attraverso la fotografia. Fino a pochi anni fa una fotografia rappresentava, senza ombra di dubbio, un fatto. Nella sua breve storia, ricordiamo molti scatti che hanno cambiato il corso degli eventi. Ad esempio la foto della bambina vietnamita nuda in fuga da un villaggio incendiato dal Napalm scattata da Nick Ut l’otto giugno del 1972 che gli valse il Pulitzer, ha contribuito alla fine della guerra nel Vietnam. Oggi una foto simile, o che volesse dimostrare l’esatto contrario, potrebbe essere prodotta con l’Intelligenza Artificiale generativa. L’invadenza degli algoritmi sta prevalendo sulla realtà, alterandola e modificandola ad uso e consumo di pochi. E’ in atto un inquinamento progressivo ed esponenziale delle informazioni e della realtà ad opera degli algoritmi e di chi li gestisce. Siamo veramente sicuri di volere questo?