Sorprendente Georgia

#Reportage

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Nella terra che i Greci chiamavano Colchide, dove Giasone cercò il vello d’oro, si sta consumando una trasformazione meno mitica ma non meno radicale. La Georgia occidentale è un territorio di contrasti profondi, che subisce l’influenza turca, così come il peso dell’eredità sovietica e si apre alle nuove rotte commerciali verso l’Europa. Tre città ne raccontano la storia con voce chiara ma diversa. Kutaisi, antica capitale dei re della Colchide, porta su di sé millenni di storia — il monastero di Gelati, patrimonio UNESCO, convive con architetture sovietiche consumate dal tempo — ma l’aeroporto internazionale Kopitnari e il ritorno del Parlamento le hanno restituito un ruolo contemporaneo e un ambizione di modernità. Batumi, sul Mar Nero, ha scelto il futuro con spregiudicatezza: grattacieli, zone franche e investimenti stranieri moltiplicano lo skyline ogni stagione, in una modernità costruita in fretta sulle rive del Mar Nero. Poti, più sobria e meno sviluppata, è diventata uno snodo cruciale del Middle Corridor, il corridoio transcaucasico che collega la Cina all’Europa bypassando Russia e Iran — un ruolo reso ancora più strategico dopo la guerra Russo-Ucraina scoppiata nel 2022. Eppure la regione resta a due velocità: tra centri urbani sfavillanti e aree rurali interne le disparità sociali rimangono marcate. La traiettoria verso Bruxelles è chiara nelle intenzioni, ma la distanza da percorrere è ancora considerevole. Quello che resta è la sensazione di un territorio che sta scegliendo se stesso — non senza contraddizioni, non senza costi, ma con una determinazione che in questa parte del mondo non è mai scontata.