Cisgiordania/Israele 2004 - Guardare indietro per invertire la rotta
Gennaio 2024
In tempi come questi, mi sono chiesto a lungo cosa scrivere di questa grande tragedia che ora non coinvolge più solo israeliani e palestinesi, ma è stata recentemente legittimata come un grande e rischioso problema per l’intero pianeta. Nella mia vita sono stato in giro in alcuni posti nel mondo e, tra questi, sono stato, come parte di un gruppo di fotografi, in Israele e in Cisgiordania alla fine del 2003 e più tardi a Oświęcim, (Polonia), più comunemente noto come Auschwitz, tristemente famoso come il luogo in cui più di un milione di persone, principalmente ebrei, ma anche rom, omosessuali, persone con disabilità mentali, sono state massacrate e sepolte o bruciate senza ombra di pietà umana. “Eichmann a Gerusalemme: un rapporto sulla banalità del male” è il titolo originale del bellissimo e crudo libro di Hanna Arendt, un tagliente rapporto sulla totale mancanza di coscienza dei carnefici che in Germania e in tutta Europa, durante il nazismo, hanno ucciso più di sei milioni di persone. Harendt, scopre la profonda convinzione di innocenza nelle menti degli assassini semplicemente per il fatto, dicevano, “che stavano eseguendo gli ordini”. Una cosa abnorme. La negazione completa del libero arbitrio. Se devo riferirmi alle mie sensazioni, Auschwitz è un pugno nello stomaco, il posto più triste in cui sono stato nella mia vita. Ma, ne sono certo, è un posto dove tutti dovrebbero andare, almeno una volta nella vita. Su Israele e la Cisgiordania e Gaza non dirò molto. Sia Israele che la Cisgiordania (e Gaza) dovrebbero essere visitati, come Auschwitz, almeno una volta nella vita. Le istantanee (tutte scattate da me tra la fine di dicembre 2003 e i primi giorni di gennaio 2004) dicono più di qualsiasi parola. Aggiungo solo una mia profonda convinzione: quando i problemi non vengono gestiti e risolti e qualcuno vuole avvantaggiare una parte per il proprio tornaconto, senza lavorare per un giusto compromesso, prima o poi l’inferno palese o nascosto che non vogliamo vedere, verrà a farci visita. In questa galleria c’è una foto di quattro bambini, scattata a Ramallah. Uno di loro tiene in mano una colomba bianca. La speranza è che, un giorno, qualcuno abbia il coraggio di fermare l’odio, di smettere il bagno di sangue (a dire il vero a maggior danno dei palestinesi) e di lasciare che quella colomba voli libera sia sullo Stato di Palestina che su Israele. Certo, ora è più complicato, ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire.
