Stay Human

#dipintidarte

Acrilico su ingrandimento fotografico su tela –  80X120 cm

“Esseri liberi non significa semplicemente rompere le catene ma vivere in  modo tale da rispettare e accentuare la libertà altrui.” (Nelson Mandela)

 

Come molti di voi, in questo periodo caratterizzato da una recrudescenza di nazionalismi ed estremismi che ricordano a chi, come me, ha superato abbondantemente  “la metà del cammin della nostra vita”, gli anni più bui del secolo scorso, mi interrogo sulla strada, che non molti anni fa sembrava a tutti ampia e comoda e che ora, invece, nel giro di un paio di decenni è diventata stretta, sterrata e tortuosa, la stessa strada che dovrebbe condurre l’umanità verso un futuro migliore. Mentre state leggendo, molti stanno morendo in Ucraina come a Gaza e in Cisgiordania, in Libano e in Russia, in Siria in Iran e in Yemen e negli Stati Uniti e in Israele, così come in molti paesi dell’Europa occidentale la destra populista, nazionalista e negazionista si afferma travolgendo tutti gli equilibri politici preesistenti e le nostre certezze di persone libere e democratiche. Per chi non è abituato a salire sul carro dei vincitori, dopo un iniziale senso di sgomento e impotenza, è d’obbligo una riflessione sulle cause che stanno progressivamente conducendo questa parte del mondo, un tempo culla del diritto e madre dell’Illuminismo, verso una prospettiva che non ho difficoltà a definire quantomeno oscura. Prima considerazione: purtroppo è già accaduto in passato. In altre forme e sotto altre spoglie, ma il problema, in Italia come in altre parti dell’Occidente, si ripropone. Seconda considerazione: è una fase storica e come tutte le fasi storiche, in un modo o nell’altro finirà e il ciclo ricomincerà. Allora perché sta accadendo? Se analizziamo i fenomeni più significativi della nostra epoca, i fatti salienti sono quelli che elenco di seguito: Primo: una marcata emigrazione di persone dal sud e dall’est del mondo verso i paesi occidentali. Secondo: un capitalismo predatorio e immorale che ha creato un divario forte e sempre più ampio tra ricchi e poveri. Terzo: una crescita esponenziale dei processi digitali e dei Social Network che polarizzano radicalmente i giudizi e sono nelle mani di pochissime persone che hanno ormai un potere finanziario e un’influenza sui miliardi di utenti che frequentano le loro piattaforme social, praticamente illimitati. 

Quarto e ultimo elemento: un degrado culturale generalizzato e la legittimazione dell’esibizione di qualsiasi comportamento verbale violento a fini narcisistici. Ma l’aggressività delle nuove classi politiche dominanti verso “gli altri” cioè i non conformisti, è in realtà indice di una profonda debolezza. La debolezza di non saper affrontare una realtà che ci dice, che ci piaccia o no, che viviamo già in una società multietnica e multiculturale, e ancora, guardando le statistiche demografiche, finge di non accorgersi che la crescita della popolazione nel sud del mondo è radicalmente più sostenuta di quella dei paesi occidentali, e che di conseguenza le migrazioni aumenteranno, e dovranno essere gestite, e, soprattutto, l’assoluta mancanza di realismo che non coglie l’opportunità che i migranti offrono all’incremento demografico europeo ed al mantenimento del welfare, e li vede invece respinti nei loro paesi. Le politiche messe in atto non sono in grado di gestire i problemi, perché si basano su elementi ideologici arcaici e anacronistici che non li risolvono, anzi,  ne creano di nuovi. Dietro il motto “Dio, Patria e Famiglia” si nasconde l’incapacità di gestire i problemi epocali di questo nostro tempo con soluzioni complesse, e il tentativo di semplificare indicando nei fatti una via impraticabile che non corrisponde più, nemmeno alla realtà in cui sono immersi gli stessi sostenitori dello slogan. Dio a parte (ognuno, se vuole, in questa fase storica, si fa il suo a sua immagine e somiglianza) patria e famiglia, nel senso propagandato dalla destra, sono e restano mere notazioni lessicali superate dai fatti. La prima, in un mondo in cui informazioni e flussi finanziari si muovono senza confini geografici alla velocità della luce, è ormai un’illusione. Al contrario, l’Occidente, anziché ridefinire i confini degli Stati nazionali, avrebbe disperatamente bisogno di cancellarli. Per la propria sopravvivenza in un mondo che ora è, di nuovo, fortemente polarizzato. La seconda, se mai è esistita quella ideale, spinta dalle suggestioni consumistiche, si è sgretolata sotto il peso dell’esaltazione o, peggio, dello svilimento dell'”io” a fini commerciali, e dell’individualismo. In questo panorama desolante, sono sicuro che una delle speranze che ci restano consiste nell’assumerci la nostra parte di responsabilità e, soprattutto, nel restare umani. Finché il ciclo virtuoso non ricominci.